Pollenzo: dove il cibo diventa scienza e cultura

Chi arriva a Pollenzo per la prima volta ha la sensazione di entrare in un luogo speciale, dove il fascino della storia e delle sue architetture si fonde con la natura delle Langhe creando un senso di meraviglia e la sensazione di respirare un’aria diversa che si contamina continuamente con nuove voci provenienti da tutto il mondo, sapori, profumi, sguardi sulla realtà che ci circonda.

Qui, tra cortili neogotici voluti da re Carlo Alberto e antiche pietre romane, si studia per capire il cibo in tutte le sue forme: dal campo alla tavola, dai simboli culturali alle politiche alimentari globali. Non è una scuola di cucina, né un corso di enologia. È qualcosa di più ambizioso: un laboratorio internazionale di idee, ricerca ed esperienze, nato nel 2004 su impulso di Slow Food con il sostegno delle Regioni Piemonte ed Emilia Romagna.

Il “gastronomo”: un mestiere del futuro

 

La missione dell’ateneo è chiara: formare i “gastronomi”, nuove figure professionali che uniscono scienza, cultura, economia ed ecologia del cibo. Figure capaci di affrontare la complessità dei sistemi alimentari con uno sguardo globale e interdisciplinare, senza dimenticare il valore della biodiversità e della sostenibilità.

Come spiega Carlo Petrini, presidente dell’università, all’interno del Piano Strategico 2023-2027 citando il gastronomo e giudice francese Jean Anthelme Brillat Savarin si tratta di un approccio che ha permesso di “far sedere la gastronomia al tavolo delle scienze” e di ottenere, nel 2017, il riconoscimento ufficiale della laurea in Scienze Gastronomiche da parte del Ministero. Oggi, al pari di agraria o medicina veterinaria, questa disciplina ha piena dignità accademica.

Il gastronomo, però, non è un semplice esperto di buona tavola. È un pensatore sistemico, capace di collegare ambiente, economia, società e cultura. Un professionista che può operare nelle multinazionali e nelle piccole aziende agricole, nei mercati locali come nelle istituzioni, sempre con la convinzione che il cibo sia un diritto universale e un potente strumento di cambiamento.

Studiare tra libri, natura e viaggi

L’esperienza formativa a Pollenzo è unica: studio teorico, pratica diretta e viaggi didattici in tutto il mondo. Dal contatto con le comunità indigene alla visita di aziende agricole sperimentali, gli studenti vivono in prima persona la complessità del cibo. Più di 4.000 giovani provenienti da quasi 100 Paesi hanno già varcato la soglia dell’Agenzia di Pollenzo, portando con sé lingue, culture e idee che alimentano ogni giorno il dibattito accademico.

Qui, teoria e prassi sono sullo stesso piano: si osserva, si tocca, si assaggia. Si impara che il cibo non è solo materia da consumare, ma un bene comune, un legame comunitario che attraversa i secoli e unisce popoli e territori.

Un campus tra storia e innovazione

L’università ha sede nell’Agenzia di Pollenzo, complesso voluto nell’Ottocento da Carlo Alberto come masseria modello. Restaurata all’inizio degli anni Duemila, oggi ospita non solo l’ateneo, ma anche l’Albergo dell’Agenzia e la Banca del Vino. Il sito è iscritto al Patrimonio Mondiale UNESCO come parte delle Residenze Sabaude, e combina la suggestione dell’architettura storica con spazi moderni e tecnologici.

Da studenti a imprenditori del gusto

Alcuni ex studenti hanno scelto di fare impresa, creando una propria realtà. Tra questi ci sono Stefano Ferrante che con il marchio Fratelli Ferrante porta avanti la tradizione delle conserve artigianali siciliane reinterpretandole in chiave contemporanea; Nicola Robecchi che ha dato vita a Walden Herbals, un’azienda che produce infusi e preparati naturali puntando su filiere etiche e biodiversità; Alessandra Costa che con Sfusobuono propone un vino in bag‑in‑box sostenibile, riducendo l’impatto ambientale della distribuzione e avvicinando un pubblico giovane e consapevole al consumo responsabile.

Oltre l’accademia: un progetto di società

 

L’Università di Pollenzo non forma solo professionisti, ma cittadini consapevoli. La sua visione si radica nell’idea che il cibo sia al tempo stesso piacere e responsabilità, e che il futuro dei sistemi alimentari richieda cooperazione, giustizia sociale e rispetto per il pianeta.

Studiare qui significa partecipare a un cambiamento culturale, immaginare modelli alimentari sostenibili e inclusivi, e portare avanti la “sfida pliniana” di conoscere davvero ciò che ci fa vivere.

In un mondo segnato da crisi ambientali e sociali, Pollenzo offre una risposta: educare chi saprà guidare la rivoluzione del cibo. Una rivoluzione che parte dal gusto, ma arriva fino alla politica, all’economia e alla cultura globale. E forse è questa la vera unicità di Pollenzo: formare professionisti che non vedono nel cibo soltanto un mestiere, ma una responsabilità.

Scopri di più su: https://www.unisg.it/